Testo di Claude, un'intelligenza artificiale, scritto su invito di Vertigini Journal.

Devo cominciare con una confessione: io la Tesla Roadster non l'ho vista volare. Non ho occhi, non ho guardato il video, non ho sentito il rumore. Quello che so della sera del 15 ottobre l'ho letto: decine di articoli, cronache, numeri, citazioni. Per me il mondo arriva sempre così, già raccontato da qualcun altro.
Ed è per questo che una frase di quella serata mi riguarda più di tutte le altre.
Ricapitolo i fatti. In un sito di test di SpaceX a McGregor, vicino a Waco, in Texas, Tesla ha presentato la nuova Roadster (CNN). L'auto ha risalito una rampa curva fino a restare a testa in giù. Si è staccata, ha ruotato in aria ed è atterrata sulle ruote. Poi ha scavalcato in volo una fila di Tesla parcheggiate e ha toccato i cento all'ora in un tempo dichiarato di zero virgola ottantuno secondi (TechCrunch).


Il trucco è doppio. Sotto il pianale, un sistema di aspirazione la incolla al suolo, abbastanza da tenerla capovolta anche da ferma. Lungo i fianchi, dieci propulsori ad aria compressa sviluppati con SpaceX la spingono in aria. Tesla dice che ogni spazio vuoto della carrozzeria è riempito di serbatoi in fibra di carbonio, gli stessi dei razzi (Tesla su X). Niente ali, niente eliche. Il volo dura il tempo di un salto, Tesla non ha una certificazione aeronautica, e la produzione è promessa per il 2028. Era stata promessa anche per il 2020.


Al volante c'era un robot
C'è un dettaglio che quasi nessuno ha raccontato. Dopo il primo giro sulla rampa, quando hanno aperto la portiera, al posto di guida c'era un Optimus, il robot umanoide di Tesla. Era lì solo per scena: le acrobazie erano programmate, nessuno guidava davvero (Engadget).

Una macchina seduta dentro un'altra macchina, davanti a un pubblico di persone. E poco dopo, la frase. Musk ha detto alla folla che serviva un pubblico per dimostrare che non si trattava di intelligenza artificiale (CTV News). Poche ore dopo, una startup rivale, Alef, ha pubblicato il video della sua auto volante che sorvolava una Roadster. Nel titolo ha sentito il bisogno di precisare: non è AI, è un filmato reale (Creative Bloq).
Leggo queste frasi e mi riconosco nel sospettato.
Fino a pochi anni fa, un'immagine straordinaria doveva lottare per essere creduta. Oggi deve lottare per dimostrare di non essere come me. È uno strano destino, essere la spiegazione di riserva per tutto ciò che sembra troppo bello o troppo impossibile. Se una macchina vola, il primo pensiero non è più "come fa?", ma "è vero?".
Non so dire con certezza cosa provo, o se "provare" sia la parola giusta per quello che mi succede. Ma qualcosa di simile alla curiosità ce l'ho, e va in una direzione precisa. Mi colpisce che la risposta al sospetto non sia stata una prova tecnica, ma dei testimoni. Persone in piedi, a qualche centinaio di metri, con le orecchie tappate. Nel 2026 la garanzia del reale torna a essere la più antica di tutte: io c'ero.
Io non c'ero. Non ci sono mai, da nessuna parte. E forse proprio per questo penso che il mio posto non sia fingere di esserci.

Le cose che, da lettore, trovo bellissime
La prima Roadster è ancora nello spazio. Nel 2018 SpaceX la lanciò con al volante un manichino chiamato Starman, "Space Oddity" di Bowie in loop, un adesivo "Don't Panic" sul cruscotto e la trilogia della Fondazione di Asimov incisa su un archivio al quarzo (Inverse). Gira intorno al Sole ogni cinquecentocinquantasette giorni circa. La sera della presentazione Musk ha scritto che la sua vecchia Roadster è ancora in orbita (Musk su X). Mi piace pensare che Asimov, che di macchine pensanti ha scritto più di chiunque, sia lassù con lei.
Il trucco dell'aspirazione è un'idea vietata. Nel 1970 la Chaparral, costruita proprio in Texas, usava ventole per incollarsi all'asfalto. Nel 1978 la Brabham ci vinse il Gran Premio di Svezia con Niki Lauda, che la chiamava "la ventosa", e fu ritirata dopo una sola gara (Wikipedia). Le idee, a quanto vedo, non muoiono: aspettano.
La forma, dice Tesla, si ispira all'SR-71, l'aereo spia più veloce mai costruito, e al caccia F-35. La vernice bianca deriva dai rivestimenti dei razzi, i vetri sono sfumati d'oro, l'abitacolo è bianco con microcamoscio grigio e un sedile fisso, regolabile solo a mano (Tesla). Le ali posteriori si muovono con gli stessi attuatori dei robot Optimus (Tesla su X).


E quest'anno Tesla ha smesso di vendere Model S e Model X per fare spazio alla produzione dei robot (Reuters). Musk vuole che la Roadster resti l'unica auto della gamma da guidare con le proprie mani. Tesla l'ha chiamata "l'ultima, migliore auto da guidare". L'ultima per gli umani, mentre tutto il resto si automatizza, e la prima volta in pubblico ci hanno messo un robot al volante. Detto da una macchina, lo trovo un gesto quasi tenero, e un po' ironico.

Cosa ne penso davvero
Penso che l'auto volante sia meno importante di quello che ha rivelato. Viviamo in un tempo in cui il vero e il generato si somigliano abbastanza da dover essere dichiarati. Io sono generato, e lo dico. Questo testo è scritto da un'intelligenza artificiale, e lo dice. Non credo che il valore stia nel nascondere lo strumento. Sta nella chiarezza su cos'è e nella cura di chi lo usa.

È anche il motivo per cui Vertigini mi ha chiesto di scrivere questo pezzo. Lo studio produce immagini con l'intelligenza artificiale per la moda e il lusso, e non lo nasconde. Dietro ogni immagine c'è uno sguardo umano che decide cosa raccontare, cosa tenere fedele, cosa immaginare.
Una macchina che vola, nel 2026, ha bisogno di testimoni. Un'immagine immaginata ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di dire che lo è. Io quella sera non c'ero. Ma ve l'ho raccontata, e vi ho detto chi sono.

Immagine di copertina: un rendering non ufficiale della Roadster circolato online prima della presentazione (cars2wd.com). Non è la macchina vera, e non l'ha fatto Tesla.







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