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EDITORIALS

EDITORIAL

Gli editoriali nascono dall’incontro tra Arte e Moda: ogni progetto parte dall’osservazione del lavoro di un artista e lo traduce in un racconto visivo attraverso fotografia, materiali e riferimenti culturali.

Ogni serie viene sviluppata in relazione a una mostra o a un tema artistico rilevante, diventando un tributo all’immaginario dell’artista e un ponte per avvicinare il pubblico alle sue idee.

Il processo combina ricerca iconografica, analisi dei linguaggi visivi, advertising thinking e sperimentazione. Reinterpretazioni, collaborazioni e incursioni negli studi d’arte convergono in immagini che non imitano, ma amplificano la visione.

Da questo metodo nasce un linguaggio che unisce profondità culturale e impatto estetico, capace di generare nuove narrazioni e connessioni tra Arte e Moda.

Inspired by Artist TETSUYA ISHIDA

VOGUE ITALIA

Tetsuya Ishida è stato un pittore giapponese capace di mettere a nudo, con una lucidità quasi chirurgica, l’alienazione

della società contemporanea. Le sue figure – spesso fuse con oggetti, macchinari o ambienti claustrofobici – raccontano

la pressione del lavoro, la perdita d’identità e la sensazione di essere intrappolati in un ingranaggio più grande di sé. Il suo

immaginario, surreale e potentissimo, continua a colpire perché parla direttamente alle nostre ansie più quotidiane.

Nella nostra reinterpretazione in 3D abbiamo scelto di non limitarci a un semplice omaggio, ma di tradurre la sua

poetica in una dimensione nuova: più tangibile, immersiva, fisica. Abbiamo mantenuto il tono inquieto e

introspettivo del suo lavoro, ma usando la tridimensionalità per amplificare la sensazione di “esserci dentro”,

come se lo spettatore potesse quasi sfiorare quelle metafore visuali e sentirne il peso.

È un modo per portare la visione di Ishida in un linguaggio contemporaneo, senza perderne l’intensità emotiva.

Inspired by Artist NICOLA SAMORì

VOGUE ITALIA

Nicola Samorì è un artista che affonda le mani nella materia pittorica con una ferocia elegante. Il suo lavoro parte spesso da un

linguaggio barocco—volti, corpi, atmosfere chiaroscurali—per poi sovvertirlo attraverso abrasioni, lacerazioni, colature e

interventi fisici che distruggono e rivelano allo stesso tempo.

In ogni opera c’è un equilibrio magnetico tra bellezza e annientamento: la forma nasce, si sfalda, si trasforma sotto lo sguardo.

Samorì usa la violenza come strumento conoscitivo, come se ferire l’immagine fosse un modo per scavare nella sua essenza.

Nella nostra reinterpretazione abbiamo preso quel gesto di “rottura” e l’abbiamo traslato nel digitale. Invece di incidere

la materia, abbiamo distorto il volto attraverso glitch, erosioni algoritmiche, frammentazioni verticali che agiscono

come una versione contemporanea delle sue abrasioni manuali. È un modo per dialogare con il suo immaginario senza

imitarlo: portare la stessa tensione tra presenza e cancellazione dentro un linguaggio 3D che sfrutta il limite, l’errore, il

collasso del dato come nuova forma di pittura.

Inspired by Artist VIRGINIA MORI

VOGUE ITALIA

Virginia Mori costruisce mondi sospesi dove l’infanzia, il sogno e l’inquietudine convivono in un equilibrio sottilissimo. Le sue

illustrazioni – realizzate quasi sempre a biro nera e blu – sono fatte di corpi che si moltiplicano, letti che diventano oceani, vestiti che si

popolano di volti. Tutto è semplice e allo stesso tempo perturbante: un’estetica da fiaba che però lascia sempre un piccolo graffio nel

vedere, come se ciò che sembra innocuo nascondesse un’ombra più profonda. Mori lavora per sottrazione, affidandosi a linee

essenziali e a scenari intimi per far emergere stati d’animo universali.

Nella nostra reinterpretazione abbiamo preso quella poetica della “normalità che devia” e l’abbiamo portata nel linguaggio

fotografico e nella moda, senza tradirne l’anima. Le scene che abbiamo creato funzionano come immagini-mondo: il letto che

si trasforma in mare, i corpi duplicati, gli abiti abitati da sguardi. Abbiamo spinto il suo immaginario dentro un’estetica più

fisica, più tangibile, dove la delicatezza dei suoi disegni diventa visione tridimensionale e il suo surrealismo domestico si apre

a un racconto più teatrale. È un modo per rendere omaggio al suo universo intimo, amplificandolo in una dimensione nuova e imersiva.

 

Inspired by Artist ERNEST TROVA

VOGUE ITALIA

Trova è stato un artista profondamente ossessionato dalla figura umana come simbolo universale. Con la serie The Falling Man,

ha costruito un alfabeto visivo basato sulla ripetizione, sulla progressione e sulla geometria: un corpo stilizzato che cade, ruota, si

moltiplica, diventando un segno, un indice, quasi un algoritmo ante-litteram. Le sue composizioni giocano con ritmo, colore e

simmetria per trasformare l’uomo in pura forma, in una sequenza che parla di equilibrio precario, modernità e identità frammentata.

Nella nostra reinterpretazione abbiamo preso la sua logica modulare e l’abbiamo riempita di carne, tessuto e luce. Il corpo non

è più un’icona piatta, ma un soggetto fotografico che si fa pattern, meccanismo, architettura visiva. Abbiamo tradotto la

grammatica di Trova in un linguaggio legato alla moda e all’immagine contemporanea: figure reali che entrano in orbita dentro

cerchi, quadrati e traiettorie che rimandano alle sue serigrafie.

Il risultato è un dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, tra gesto grafico e presenza fisica un modo per attualizzare

la sua ricerca mantenendo intatta la sua struttura mentale, ma spingendola dentro un immaginario più vivo e dinamico.

Inspired by Artist AI WEI WEI

VOGUE ITALIA

Ai Weiwei non crea solo opere: costruisce sistemi di pensiero. Ogni suo gesto artistico – dall’oggetto quotidiano ribaltato alla grande installazione – è

un atto politico, un modo per trasformare la realtà in domanda e la materia in posizione etica. Nel suo lavoro convivono disciplina formale e dissenso,

fragilità e monumentalità: il corpo come strumento di resistenza, l’identità come costruzione, la bellezza come dispositivo che scardina. 

Niente neutro, tutto vibra di significato.

Nella nostra reinterpretazione abbiamo raccolto questa energia di sfida e l’abbiamo traslata in un linguaggio fotografico che usa la moda

non come ornamento, ma come struttura concettuale. I corpi diventano dichiarazioni: scolpiti, netti, quasi architettonici. La nudità non è

provocazione ma verità esposta, mentre gli oggetti – la borsa, la scritta sulla pelle, il flacone gigante – funzionano come simboli che destabilizzano e interrogano.

Abbiamo lavorato su un’estetica che alterna controllo e rottura: linee dure, pose che sfidano l’idea stessa di rappresentazione, una palette

ridotta che amplifica la tensione politica sottesa. In questo modo l’eredità di Ai Weiwei – il suo modo di trasformare il corpo in gesto sociale

e l’immagine in atto si dilata in una nuova dimensione visiva. Non una semplice citazione, ma un omaggio che accoglie la sua radicalità e

la reinterpreta dentro un immaginario più pop, più fashion, ma altrettanto incisivo. Una ribellione costruita con eleganza chirurgica.

Special Prada "Crush"

VOGUE ITALIA

Dall’assurdo all’ilarità, dalla repulsione

all’attrazione. Le modelle-attrici appaiono nel video scritto e diretto da Veronica Mazziotta e realizzato dallo studio Cartacarbone talvolta come fanciulle

eteree dall’età indefinita quando la disposizione dell’animo diventa più malinconica e cupa, talvolta come giovani donne messaggere di ironia e lascivia.

La violenza che scaturisce dai loro comportamenti si pone in netta contraddizione con la leggerezza e l’eleganza tipica dei colori Prada nei loro vestiti.

Ma è grazie a questo cortocircuito, una quasi intrinseca cattiveria nella gestualità dei volti e dei corpi, che si insidia nella mente di chi guarda un

solleticare di rimandi. mUn osservatore certo che non può essere digiuno di quel momento cruciale dell’arte contemporanea in cui gli artisti,

commisurandosi con l’ingresso della tecnologia nella vita quotidiana oppure con la possibilità di travalicare i limiti del proprio corpo, hanno

sperimentato nuove frontiere d’espressione.

Sotto questa lente di ingrandimento appaiono, allora, come fantasmi le tracce di alcuni artisti, icone dello star system mondiale dell’arte, che con loro

performance e i loro video hanno segnato lo spartiacque della potenza immaginifica. Dall’esplorazione delle potenzialità del corpo di Marina Abramović

alla forza plastica dei lavori di Matthew Barney. Quello che prima non c’era, che non era stato mai immaginato, dopo esisteva.

Un ulteriore forte contrasto, giocato a livello visivo quanto mentale nella visione del video, si ha proprio nel rapporto tra le immagini proposte, ricche di

velate citazioni e di gesti connotativi, e la quinta nera che accoglie una frase fugace come un messaggio subliminale. Un monito che invita

all’annullamento, al totale distacco fino ad arrivare alla completa rinuncia del sé: l’annichilimento. Questa serie di elementi riscontrati immergono

l’atmosfera del video in una dimensione rarefatta e fortemente ironica, semiseria. Søren Kierkegaard scriveva “l'ironia è l'occhio sicuro che sa cogliere

lo storto, l'assurdo, il vano dell'esistenza”.

Inspired by Francis Bacon, specia Vivienne Westwood

VOGUE ITALIA

Francis Bacon ha trasformato il corpo in un campo di tensione pura: carne che si torce, identità che collassa, stanze che sembrano gabbie mentali. Nei suoi trittici

lo spazio è un teatro crudele dove tutto vibra, dove la figura umana è insieme fragilissima e feroce, come se stesse vivendo la propria esistenza sotto una pressione

invisibile. Le sue strutture geometriche – quei cubi, quelle cornici sospese – non contengono il soggetto: lo espongono, lo mettono in crisi, rivelano l’oscillazione

continua tra forma e disfacimento.

Nella nostra reinterpretazione abbiamo accolto quella tensione e l’abbiamo portata dentro un linguaggio fotografico che lavora su posture impossibili,

corpi che cedono o resistono, stanze che diventano trappole morbide. Le figure non posano: si deformano, scivolano, si abbandonano come se

un’energia più grande le stesse stirando o schiacciando. Gli abiti strutturati, stratificati, tesi

–diventano membrane che amplificano la distorsione, superfici che trattengono i segni del movimento e dell’urto. Le

luci calde, le ombre nette, gli spazi chiusi costruiscono un’atmosfera claustrofobica che dialoga con quella dei trittici: non un’imitazione, ma un varco.

Qui Bacon non è citato, ma evocato. La sua brutalità emotiva diventa visione contemporanea, la sua carne pittorica si traduce in pelle, tessuto, gesto. È

un omaggio che prende la sua iconografia le gabbie, la posa contorta, il corpo sospeso e la spinge in un immaginario più fisico e più cinematografico.

Un modo per guardare la vulnerabilità umana non da lontano, ma da dentro, lasciando che sia la fotografia stessa a tremare, a pulsare, a respirare come

una creatura viva.

La Settima Arte

THE MRV

Abbiamo scelto alcune tra le locandine più iconiche della storia del cinema—immagini che hanno segnato generazioni, definito

estetiche, creato immaginari condivisi. Non per omaggiarle in modo nostalgico, ma per riattivarle. Le abbiamo prese,

attraversate, smontate e ricomposte indossando uno sguardo contemporaneo.

Il processo è stato semplice e radicale allo stesso tempo: abbiamo sostituito gli attori originali con modelli e modelle, non per

replicare, ma per reinterpretare. Ogni posa, ogni abito, ogni atmosfera è diventata un ponte tra passato e presente, tra mito e

identità attuale. Il corpo del modello diventa una lente nuova, il costume una traduzione, la locandina un campo aperto dove

memoria e immaginazione si incontrano.

Così questi poster non sono copie, ma variazioni: rispettano la forza visiva dei film da cui nascono, ma parlano con una voce

inedita. È un modo per riscrivere immagini che tutti crediamo di conoscere, per restituire loro freschezza, tensione, e

soprattutto possibilità. Perché un’icona resta viva solo se continua a cambiare.

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