- Veronica Mazziotta
- 2 dic
- Tempo di lettura: 3 min
November 22, 2025
Cartografie dell'invisibile — un esclusiva intervista con 0nastiia
IINTERVISTA CON L'ARTISTA AI 0NASTIIA
DI VERTIGINI STUDIO

Alcuni artisti custodiscono un paesaggio interiore che rifiuta di essere tracciato con ordine. Si muove come una sostanza viva — che cambia, lampeggia — costruita da una luce imprevedibile, da ricordi sfrangiati e da figure che riemergono da un luogo sospeso tra il sogno e il ritorno. In questa conversazione, O.N. apre una soglia rara: uno spiraglio su un processo creativo modellato dall’incontro con le proprie ombre, con le versioni silenziose di sé e con la chiarezza inattesa che appare quando il controllo viene lasciato andare con delicatezza.
La sua pratica si sviluppa in un territorio poroso, dove la sincerità diventa un materiale fragile da proteggere, la luce si comporta come una collaboratrice irrequieta e il gesto del disegno incontra l’intelligenza artificiale come un’estensione intuitiva della memoria. L’intervista si muove in cerchi più che in linee: ritorna su frammenti, su immagini che resistono a essere contenute, su personaggi che cambiano forma come piccole mitologie.
Ciò che emerge non è solo una riflessione sul fare arte, ma una meditazione sul tempo, sull’assenza e sull’impossibilità — stranamente liberatoria — di trattenere ciò che insiste nel restare selvatico.
VS Qual è stato l’incontro più inaspettato che ha cambiato il modo in cui vedi e costruisci il tuo mondo visivo?
0N L’incontro più inaspettato è stato probabilmente quello con me stessa: le mie paure, i ricordi dimenticati e le versioni silenziose di chi ero. Imparare a confrontarmi con quelle parti e usarle nella mia arte ha cambiato tutto. Ha reso il mio mondo visivo più personale, più incerto, ma anche più vivo.

VS All’interno di questo ecosistema, quale elemento ti sembra il più delicato da proteggere e quale, invece, continua a mutare contro ogni tua aspettativa?
0N L’elemento più delicato è la sincerità. Può facilmente svanire sotto strati di stile o rifiniture digitali. Ciò che continua a mutare è la luce: si comporta sempre in modo diverso da come mi aspetto, cambiando l’emozione di una scena in modi imprevedibili.
VS C’è un’immagine sul tuo profilo che sembra sfuggire a qualsiasi forma di controllo. Cosa ha reso quell’immagine impossibile da contenere, e perché hai deciso comunque di rilasciarla?
0N Alcune immagini resistono alla struttura, sembrano vive, come se decidessero da sole quando sono finite. Quella in particolare portava una strana carica emotiva che non riuscivo a spiegare completamente, ed è per questo che l’ho lasciata andare. A volte l’imperfezione è ciò che si avvicina di più alla verità.

VS Quali sono i tuoi rituali nascosti — quei movimenti quasi invisibili senza i quali nessuna tua opera potrebbe nascere?
0N Ultimamente mi sono orientata verso la creazione di opere AI basate sui miei disegni reali. Il mio processo ora inizia con uno schizzo inconscio: prendo semplicemente un foglio di carta e comincio a disegnare, senza pensare. Di solito accade di notte, quando il confine tra pensiero e intuizione diventa sottile e posso lasciare che qualcosa di inaspettato appaia.
VS Da dove nasce per te questa ricerca tra presenza e assenza, e in che modo modella il tuo modo di vivere il tempo?
0N Credo che venga dalla memoria: ricordiamo le cose non come momenti completi, ma come frammenti, lampi, texture. Il mio senso del tempo è fluido; lo percepisco come circolare piuttosto che lineare. Ogni progetto è come tornare in un luogo in cui non sono mai stata.
VS Se potessi intervistare uno dei tuoi simboli — un colore, un frammento, un elemento ricorrente — quale sceglieresti e quali segreti rivelerebbe?
0N Sceglierei il colore grigio. Spesso viene sottovalutato, ma per me racchiude sia malinconia che serenità. Il grigio è il luogo in cui le contraddizioni convivono; è la pausa tra emozione e ragione.
VS Qual è stato il momento in cui un’immagine tua, vista da qualcuno lontano, ti ha restituito una lettura inaspettata del tuo lavoro?
0N Una volta, qualcuno di un altro Paese descrisse un mio video come “un ricordo di una città che non è mai esistita”. Quella frase mi è rimasta impressa. Mi ha fatto vedere il mio lavoro non come narrazione, ma come sogno collettivo.
VS Se il tuo intero archivio scomparisse e potessi salvare un solo frammento, quale immagine ricostruiresti immediatamente?
0N Salverei una delle mie opere più recenti: un ritratto di uno strano personaggio con un naso colorato chiamato Noen. Amo le sue trasformazioni; è diventato il punto di partenza della mia nuova serie basata sui miei disegni. Mi piace questa nuova direzione — forse è un’illusione, ma sembra dare più valore all’arte generata con l’AI. Vedremo dove porterà.


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