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  • Writer: Veronica Mazziotta
    Veronica Mazziotta
  • Nov 14
  • 4 min read

November 14, 2025


Il set come destino: anatomia di un visionario

INTERVISTA A NICOLA GOBBETTO

BY VERTIGINI STUDIO



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Nicola GobbettoPork Lake, 2013, digital animation, DVDBlue Ray, 4’ 40’’, ed 23


Tra arte, scenografia e set design, Nicola trasforma ogni immagine in un piccolo mondo parallelo dove sogno e materia si incontrano. Le sue visioni nascono in solitudine e vivono per un istante davanti all’obiettivo, sospese tra intuizione, tecnica e un’estetica profondamente personale. In questa conversazione, entra nel cuore del suo processo creativo: l’immaginazione come rifugio, il set come linguaggio, la bellezza come atto di autenticità.


Nicola, ti muovi tra arte, scenografia e set design come se fossero tre capitoli di una stessa storia. Come si contaminano questi linguaggi nel tuo modo di costruire un'immagine


N:G: Sono del segno dei pesci, ascendente toro con luna in scorpione e mercurio (il pianeta della comunicazione, per me il pianeta più importante…) in pesci. Pesci é un segno che ama sognare, mi correggo, DEVE sognare. Guai a chi prova a far esplodere quella bolla magica in cui vivo. Comunicare per me é fondamentale e mi piace farlo come se fossi all’interno di un film. Ogni cosa che faccio, anche nella mia abitazione é arte. Curo ogni dettaglio, dalle luci alla scelta di forme, colori e profumi. Ogni cosa che faccio dev’essere memorabile. Lo faccio per gli altri ma soprattutto per me. L’ho ereditato da mio padre che mi svegliava la mattina con musica classica e portandomi la colazione a letto con un fiore fresco colto dal giardino.


Ogni tuo set sembra una scena interiore, anche quando è pensato per un brand o una campagna. Quanto di te, del tuo "occhio d'artista", rimane in un lavoro su commissione?


N.G: Bellissima domanda… mi sa che parliamo la stessa lingua io e te. Non sempre capita di poter metterci del mio. Ovviamente preferisco avere carta bianca partendo comunque sia da un moodboard. Spesso ricevo direttive molto precise ma provo a metterci comunque del mio. Si percepisce che vengo da una formazione artistica e non sono un semplice “allestitore”. 25 anni di carriera nel campo delle arti visive aiutano di sicuro. L’occhio allenato c’è. Ho iniziato con la scenografia e il set design relativamente tardi ma mi sto già battendo perché questa figura riceva le meritate attenzioni e trattamenti.



Mahmood @vanityfairitalia Fotografa @angelinabergenwall Set & Flower Design @nicola_gobbetto
Mahmood @vanityfairitalia Fotografa @angelinabergenwall Set & Flower Design @nicola_gobbetto

Sei spesso definito un "master of disguise". Ti piace nasconderti dietro ciò che crei o usi la messa in scena per svelare qualcosa di più vero?


N.G: Sono io a definirmi maestro del travestimento ma é semplicemente riferito più alla mia passione per le feste a tema e dei relativi travestimenti. La mia icona di stile nella vita é Mago Merlino in partenza per Honolulu a cui ho reso omaggio in modo didascalico lo scorso gennaio alla festa di un’amica. Ho amato entrare nei suoi panni. Lo scorso Halloween invece ero vestito da mazzo di rose con un passamontagna interamente rivestito di rose rosse da me creato su cui spruzzavo in continuazione il profumo dello stesso fiore. É sempre un mio modo per evadere dalla realtà pur mettendoci del mio. 


Il tuo lavoro è profondamente visivo, ma anche concettuale: costruisci mondi che esistono per pochi istanti, prima che la macchina fotografica li congeli. Ti affascina di più la costruzione o la sparizione dell'immagine?


N.G: La costruzione é qualcosa di magico. Sono solo nel mio studio a creare un mondo. Sul set quel mondo viene condiviso con fotografo, assistenti luci, stylist, modelle. Spesso i talents che “vivono” il set, che sono sì, i protagonisti, ma gli unici a non creare nulla di visivo, mi ringraziano. É il momento che preferisco perché sono riuscito a portarli in una dimensione parallela.


Lo scorso Halloween invece ero vestito da mazzo di rose con un passamontagna interamente rivestito di rose rosse da me creato su cui spruzzavo in continuazione il profumo dello stesso fiore.

Come scenografo e set designer, vivi costantemente immerso nel dialogo tra spazio e percezione. Cosa significa per te "creare un mondo"?


N.G: In realtà una buona comunicazione con i fotografi é fondamentale e nel mio caso quasi sempre riuscita. É un lavoro a due, poi ovvio, c’è anche il team styling e beauty. Ma il set, anche se buono in partenza, può essere solo esaltato dal fotografo. Spesso costruisco forme bidimensionali realizzate con cartoni da imballaggio di cui i talent ne hanno la percezione solo vedendosi nel monitor.


L'intelligenza artificiale sta ridisegnando il confine tra immaginazione e produzione visiva. Come guardi a questo cambiamento? Ti incuriosisce come strumento creativo o temi che omologhi lo sguardo?


N. G: É già capitato di ricevere dei mood board dove le immagini erano costruite con l’intelligenza artificiale. Come nel caso della coda di sirena finita poi sulla copertina di Vogue Portogallo. Lì la sfida é capire come rendere reale qualcosa di irreale. Non mi spaventa, anzi mi stimola parecchio!



Photography: @vicoolyasaida Set design: @nicola_gobbetto
Photography: @vicoolyasaida Set design: @nicola_gobbetto

La moda e l'arte contemporanea condividono oggi una stessa urgenza: costruire emozioni. Tu che le abiti entrambe, come riesci a mantenere la tua voce unica dentro due mondi così affamati di immagini? 


N.G: Ogni volta é diverso, ogni volta un mondo diverso. Tante volte si improvvisa anche. Sul set per Vanity Fair con Mahmood ho visto il look a petto nudo con capezzoli quasi cancellati, pantaloni gonfiabili di Rick Owens, capelli bagnati e ci ho visto “il pomeriggio di un Fauno” di Stéphane Mallarmé. Così ho deciso di montare un telo dipinto blu sugli stativi e di mettergli in mano un mazzo enorme di spighe di lago. Immagine perfetta! Una delle mie preferite.



Nicola Gobbetto - Self Portrait
Nicola Gobbetto - Self Portrait


Qual è la tua idea di bellezza oggi - e quanto l' imperfezione o l'imprevisto giocano un ruolo nel tuo modo di creare? 


N.G: Io vedo il bello anche nel brutto, ma soprattutto la bellezza é sempre soggettiva. Diciamo che c’è bellezza se c’è autenticità e ho capito che se non vado in ansia é un brutto segno. L’unica volta che ero tranquillo su un set é andato tutto storto. Sono un amante delle imperfezioni e degli imprevisti, alle volte meglio portare più materiale possibile per avere la possibilità di improvvisare, riparare o stravolgere.


Se potessi immaginare il futuro del tuo lavoro, lo vedresti più fisico o più digitale? Più costruito a mano o più generato da algoritmi?


N.G: Mi va bene tutto purché il sogno continui, ma devo ammettere che mi piace lavorare con fotografi che amano sperimentare con AI, pur partendo da mie creazioni (senza stravolgerle), ingigantendole o distorcendole.


Di Vertigini Studio

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UN’INTERVISTA IMMAGINARIA FIRMATA VERTIGINI STUDIO

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