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  • 15 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 1 feb

Intervista a Flaminia Veronesi – “Visioni acquatiche, ecologie intime”

Flaminia Veronesi, Maternità sociale, 2024, installation view, Simóndi Gallery, ph Beppe Giardino
Flaminia Veronesi, Maternità sociale, 2024, installation view, Simóndi Gallery, ph Beppe Giardino



In un’epoca in cui la realtà sembra frammentarsi in pixel, l’opera di Flaminia Veronesi riafferma la forza primordiale dell’immaginazione. Nata a Milano, ma con una sensibilità che travalica ogni geografia, l’artista costruisce mondi fluidi dove il corpo umano si fonde con creature marine, piante, alghe e costellazioni. Le sue figure non appartengono a un tempo definito, ma a una biologia del sogno, in cui la pittura diventa linguaggio di connessione tra specie, emozioni e mitologie.

La sua pratica si muove tra il gesto e la visione, tra l’intuizione arcaica e la riflessione contemporanea su temi come l’ecologia, la metamorfosi e la spiritualità del vivente. In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale promette di ridefinire anche l’estetica, Veronesi continua a credere nella manualità come forma di conoscenza. Le sue opere non descrivono il mondo: lo respirano.

In questa conversazione, Flaminia Veronesi riflette sul suo rapporto con la natura, sul ruolo dell’immaginazione e sull’incontro — inevitabile e inquietante — tra arte e tecnologia.


Flaminia Veronesi, Ciclamino Rosa, dalla serie Ori, 2024,                                                                                     matite colorate su cartoncino colorato viola e foglia d'oro, 56 x 50 cm
Flaminia Veronesi, Ciclamino Rosa, dalla serie Ori, 2024, matite colorate su cartoncino colorato viola e foglia d'oro, 56 x 50 cm

V.S. Le figure che popolano le tue tele sembrano appartenere a un mondo sospeso tra biologia e mito. Credi che la pittura possa ancora inventare nuovi miti, o li stia semplicemente risvegliando dal passato?


V:V: Reinterpretare l’immaginario fantastico in chiave contemporanea è stata una grande prima sfida della mia ricerca. La Fantasia viene erroneamente vista come evasione dalla realtà, e quindi considerata frivola. Esercitare la Fantasia, grazie all’atto creativo che implica,  è invece una presa di responsabilità e dunque espressione di libertà, verso il mondo che abitiamo; tutt'altro che una via di fuga. 

Gli archetipi fantastici nascono da un “giocare con la Fantasia”, ovvero combinare cose che già conosco creandone di nuove, che prima non c’erano. Quel combinare, altro non è che generare simboli, dal greco συμβάλλω «mettere insieme» (comp. di σύν «insieme» e βάλλω «gettare»).

In passato la sirena, donna e pesce, il centauro, uomo e cavallo, il minotauro, uomo e toro, sono stati simboli, nati da questo uso della fantasia. I simboli, per via della poiesi che risulta dal combinare elementi in qualcosa si nuovo, sconfinano nel trascendente. Lo sconfinamento  permette di avvicinarsi molto di più al mistero e ai conflitti della natura umana rispetto ad approcci puramente logici e razionali e dunque sono uno strumento fondamentale per relazionarsi all’ignoto.

Se la fantasia è questa capacità di creare combinando, il gioco è l’attività che permette di condividere questa creazione. 

Il fenomenologo Eugen Fink identifica una realtà parallela interiore, in cui tutto è possibile, che prende vita attraverso l’attività ludica. Fink chiama questo mondo parallelo “l’oasi di gioia”. Giocare permette di manifestare nella realtà condivisa ciò che creiamo nella nostra Oasi interiore. E dunque giocando si disegna, si recita, si scrive e  racconta, “realizzando” nel senso letterale del termine del portare dall’immaginazione alla dimensione reale, quello che abbiamo creato nel nostro mondo interiore fantasticando.

In occidente siamo approdati al Realismo Capitalista. Abbiamo dimenticato di non sapere, illusi di conoscere potenzialmente tutto e di poter dominare l’ignoto in un sistema che classifica e ordina ogni cosa in base a un valore monetario.

Becera illusione, che porta in se tutta la banalità del male. Abbiamo così perso il senso del sacro, e del valore intrinseco delle cose. Università, ospedali, relazioni e tempo libero rientrano in un efficiente sistema organizzativo che come risultato finale ha l’accumulazione di ricchezza per pochi.

Il recupero di un linguaggio simbolico è necessario per recuperare un dialogo con il trascendente e il senso intrinseco delle cose.

La meraviglia che scaturisce dalla metamorfosi del simbolo, suscita stupore:  quella forza d’amore verso l’alterità che accoglie il diverso come una risorsa e non una minaccia, che libera dal dominio e vede l’amore come una forza trasformativa che lascia essere se e l’altro nello stato di continua metamorfosi.

L’arte per me, è una scienza poetica intesa secondo la teoria di Gianbattista Vico, che interroga il mondo attraverso la meraviglia. Un gioco che realizza fantasie, atti di libertà e responsabilità verso il mondo. 

Balene rosa, barche e pesci con zampe, sirene rosse con coda e gambe, Rose che camminano, Pagurina, Blube, ciclopi, draghi, chimere sono l’insieme dei miei archetipi, alcuni ripescati dal passato perchè ancora attuali, altri emersi giocando con la fantasia.


Flaminia Veronesi, 2025, ceramiche, cortesy of Richard Saltoun Gallery foto di Alberto Strada
Flaminia Veronesi, 2025, ceramiche, cortesy of Richard Saltoun Gallery foto di Alberto Strada

V.S. Molti artisti della tua generazione usano il corpo come campo politico. Tu sembri usarlo come spazio cosmico. Cosa significa per te dipingere un corpo oggi? 


V.V. Per me significa liberarlo dal dominio attraverso lo sguardo dell’arte che riesce a superare ogni condizionamento storico e culturale.

L’arte che osserva i misteri del creato attraverso lo studio della luce, dell' anatomia e il processo creativo. Riporta il corpo umano e anche quello femminile, nell’ordine delle cose del mondo. Per dipingere un sasso, una mano o un tessuto, gli artisti si applicano senza gerarchie. I quadri rifletto l’interconnessione degli elementi che determina la realtà. Come i disegni de bambini, in cui il cielo la mamma e la casa e il fiore e l’ape e il sole sono rappresentati sullo stesso piano e come insieme.


Flaminia Veronesi e Draga nel suo Studio              Ph. Mario Zanaria
Flaminia Veronesi e Draga nel suo Studio Ph. Mario Zanaria

V.S. Il colore, nei tuoi quadri, ha una funzione quasi narrativa. Come costruisci la grammatica di una tavolozza? È una decisione razionale o una reazione sensoriale al mondo?


V.V. Una reazione sensoriale al mondo che poi con il tempo è possibile razionalizzare.

Il rosa è stato da sempre un colore predominante che non smette mai di svelarmi, anno dopo anno il suo significato.

Oggi per me rappresenta il colore della fantasia, dell’alba del tramonto, soglia di uno e un altro mondo, dove è possibile accettare e abitare il fatto che inizio e fine, gioia e dolore siano inseparabili e dunque che la vita in se è necessariamente un’ alba che esce da una notte e che dopo ogni tramonto inizia ciclicamente un nuovo mondo.


Flaminia Veronesi, Maternità sociale, 2024, installation view, Simóndi Gallery, Ph Beppe Giardino
Flaminia Veronesi, Maternità sociale, 2024, installation view, Simóndi Gallery, Ph Beppe Giardino

V.S. I tuoi universi visivi sembrano muoversi in una logica non antropocentrica, dove animali, piante e corpi coesistono senza gerarchie. Pensi che l’arte possa proporre un modello alternativo di convivenza ecologica?


V.V. Assolutamente ed è mio intento bucare l’immaginario collettivo con delle rappresentazioni che inizino a far sognare un futuro altro, in cui usciti dal dominio, abitiamo il mondo responsabili della rete di interdipendenza che ci lega.


Flaminai_Veronesi, 2022, Drago Rosa, Ceramica smaltata,  33x 39x17 cm_ Ph. Alberto Strada
Flaminai_Veronesi, 2022, Drago Rosa, Ceramica smaltata, 33x 39x17 cm_ Ph. Alberto Strada

V.S. La tua pratica unisce pittura, disegno e installazione. In un tempo in cui tutto è immagine, perché continui a credere nella lentezza della mano?

 

V.V. Maria Montessori aveva intuito che abbinare il movimento all’apprendimento mentale, ne potenziasse i risultati. Oggi studi scientifici hanno provato che pensare con le mani (o con il corpo) sviluppa più sinapsi mentali. Inoltre l’uomo agisce in quell’equilibrio che esprime la massima sintesi fra senso e ragione. Abitare anche la nostra parte animale in quanto corpo, è il primo passo per accettare l’ignoto e il nostro posto nell’ordine del mondo.


Flaminia Veronesi, 2022, Garden of eden installation view at villa Necchi for the T magazine
Flaminia Veronesi, 2022, Garden of eden installation view at villa Necchi for the T magazine

V.S. La spiritualità attraversa il tuo lavoro, ma mai in modo dichiarato.

Ti interessa come tema o come condizione per creare?


V.V. Certo. Il trascendente, la gioia, l’incanto, l’amore come dono, sono in realtà gli stessi messaggi di molte filosofie e religioni, tra cui anche il cristianesimo. Per me il femminismo è una pratica d’ amore inteso come forza trasformativa che libera l’umano.


Flaminia Veronesim 2025, Le amiche all'alba, aquerello su carta, 76 x 57 cm cortesy of Richard Saltoun Gallery
Flaminia Veronesim 2025, Le amiche all'alba, aquerello su carta, 76 x 57 cm cortesy of Richard Saltoun Gallery

V.S. Se potessi trasportare una tua opera in un luogo non umano — un fondale marino, un pianeta, un sogno — dove la esporresti e perché?


La mia arte vive già nella mia oasi di gioia. Ho acceso ad un mondo tutto rosa dove i miei archetipi vivono e generano meraviglia regalandomi visioni. Lo nutro e curo giocando con la fantasia e abitando il dolore.

Ma mi piacerebbe mettere la mia arte nella giungla, nei boschi, nelle grotte nei fondali marini, sulla luna, nello spazio fluttuante, in cima a una montagna, sotto terra, in un albero, in dialogo con la meraviglia.


Flaminia Veronesi, Selfridges More the Merrier Christmas windows
Flaminia Veronesi, Selfridges More the Merrier Christmas windows

V.S. Sempre più designer e artisti dialogano con l’intelligenza artificiale. Secondo te, l’AI può essere un nuovo medium creativo o rischia di svuotare la moda (e l’arte) della sua imperfezione umana, quella che spesso genera verità?


V.V. Il punto cruciale sulla questione dell’intelligenza artificiale e della tecnologia è da sempre quello di usarla con responsabilità e di non ridurre l’umano al servizio della tecnologia.

Nel momento in cui si è degli individui liberi ovvero responsabili della propria esistenza fuori dalle dinamiche di dominio dell’altro, la tecnologia può essere adoperata per avere ancora più accesso al sacro e all’essenza della vita.

La pittura per esempio potrebbe essere vista come una forma di intelligenza artificiale che permette all’uomo di ricreare una mela tramite delle tecniche d’illusione ottica. E nel tempo l’arte ha ricreato

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UN'INTERVISTA IMMAGINARIA FIRMATA VERTIGINI STUDIO

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